trekking estivo su un sentiero tra prati fioriti in alta quota

Trekking estivo in montagna: come organizzare un’escursione d’estate gestendo caldo, sole e temporali

Il trekking estivo è la stagione che molti escursionisti aspettano tutto l’anno: sentieri liberi dalla neve, giornate lunghe, rifugi aperti e la possibilità di salire sulle cime più alte. Proprio per questo è anche il periodo con più gente in montagna e con rischi specifici, diversi da quelli delle altre stagioni: il caldo nelle quote basse, i raggi UV molto più intensi in alta quota e i temporali pomeridiani, che d’estate sono la regola più che l’eccezione.

Se camminate già da qualche anno conoscete le basi: acqua, cappello, crema solare. In questo articolo vogliamo andare un passo oltre e spiegarvi il perché delle cose, così da saper scegliere da soli quota, versante e orario giusto, capire quanta acqua serve davvero, riconoscere un temporale in formazione e muovervi nel modo corretto se vi sorprende lungo il sentiero.

Le indicazioni su idratazione e disturbi da calore sono di carattere generale: in caso di patologie o esigenze particolari confrontatevi con il vostro medico. In fondo trovate anche le risposte alle domande più frequenti sul trekking in estate.

Perché in quota fa più fresco (e quando non basta)

Nell’atmosfera la temperatura scende in media di circa 0,6-0,7 °C ogni 100 metri di quota. Significa che, con 34 °C in pianura attorno ai 150 metri, a 2.000 metri ci si può aspettare un valore intorno ai 20-22 °C, e qualche grado in meno a 2.500 metri. È il motivo per cui d’estate conviene alzare la quota delle escursioni: a parità di fatica si cammina in un clima molto più sopportabile.

Il dato del termometro però non racconta tutto. Su un pendio esposto a sud, senza vento e con il sole a picco, la sensazione è di molti gradi più alta, perché il corpo assorbe direttamente la radiazione solare e quella riflessa da rocce e ghiaioni. Al contrario, una cresta ventilata o un bosco fitto alla stessa quota possono risultare quasi freschi.

Le quote più difficili: prealpi e prime colline

Le escursioni più faticose d’estate sono spesso quelle tra i 500 e i 1.300 metri delle prealpi, sopra i laghi e sulle prime colline: qui l’aria è ancora calda e soprattutto umida. Con molta umidità il sudore evapora poco, quindi raffredda poco, e il corpo fatica a disperdere il calore anche se la temperatura non sembra estrema. Nei mesi di luglio e agosto, se possibile, riservate queste mete alle giornate più fresche o a partenze molto mattutine.

Scegliere il versante e l’ambiente giusto

Oltre alla quota conta l’esposizione. I versanti rivolti a nord e a ovest restano in ombra nelle prime ore del mattino, quelli rivolti a est prendono il sole presto e diventano caldi già a metà mattina, quelli a sud sono assolati per quasi tutto il giorno. Per una salita impegnativa d’estate un versante nord o un sentiero nel bosco fa una grande differenza.

  • Sentieri lungo torrenti e laghi alpini: l’acqua mantiene l’aria più fresca e offre punti per rinfrescarsi.
  • Boschi di conifere e faggete: l’ombra abbassa la temperatura percepita e protegge dal sole nelle ore centrali.
  • Creste e dorsali: spesso ventilate e piacevoli, ma da evitare quando sono previsti temporali (vedi più sotto).
  • Impianti di risalita: in piena estate possono servire per saltare il tratto più basso e caldo e iniziare a camminare direttamente in quota.

Orari del trekking estivo: partire all’alba e scendere presto

L’orario di partenza è probabilmente la scelta che più cambia la riuscita di un trekking estivo. Il motivo è doppio: nelle prime ore del giorno fa più fresco e, soprattutto, i temporali estivi si formano di solito nel primo pomeriggio. Una buona regola è organizzarsi per essere in vetta o nel punto più alto del giro entro la tarda mattinata e iniziare la discesa entro mezzogiorno o poco dopo.

Per le escursioni lunghe o con molto dislivello questo vuol dire partire con la frontale o alle prime luci, magari dormendo in rifugio la sera prima. È anche il modo migliore per godersi il momento più bello della giornata in montagna: luce radente, aria limpida, animali più facili da avvistare e sentieri ancora tranquilli.

Trekking estivo e raggi UV: proteggersi dal sole in quota

Durante un trekking estivo ci si scotta molto più facilmente che in pianura, anche con temperature gradevoli. L’intensità dei raggi ultravioletti aumenta di circa il 10% ogni 1.000 metri di quota, perché c’è meno atmosfera a filtrarli. La neve ne riflette fino all’80%, quindi su un nevaio o un ghiacciaio si prende il sole due volte, dall’alto e dal basso. Le nuvole sottili, infine, ne bloccano solo una parte: le scottature arrivano anche nelle giornate velate.

  • Crema solare ad alta protezione (SPF 50) su viso, orecchie, collo e dorso delle mani, da rimettere ogni due ore circa e dopo aver sudato molto. Non dimenticate un balsamo labbra con filtro.
  • Occhiali da sole di categoria 3 per i normali sentieri, di categoria 4 su neve e ghiacciaio, possibilmente avvolgenti per riparare anche ai lati.
  • Cappello con visiera, meglio se con protezione per la nuca, e una maglia leggera a maniche lunghe nei tratti più esposti: un tessuto chiaro e traspirante protegge più di qualsiasi crema e non va rimesso.
escursionista in controluce sotto il sole in montagna

Quanta acqua portare in un trekking estivo e perché servono i sali

Camminando in salita con il caldo si possono perdere con il sudore da mezzo litro a oltre un litro d’acqua all’ora. In quota a questo si aggiunge l’aria secca, che fa perdere liquidi anche con la respirazione. In un trekking estivo, come punto di partenza indicativo, calcolate circa mezzo litro d’acqua per ogni ora di cammino nelle giornate calde, da adattare al vostro fisico, al dislivello e alla possibilità di rifornirvi lungo il percorso.

Più della quantità conta il modo: piccoli sorsi frequenti funzionano meglio di grandi bevute alle soste, quando la sete è già forte. Con il sudore si perdono anche sali minerali, soprattutto sodio: nelle uscite lunghe aggiungete all’acqua delle bustine di sali o portate snack salati. Bere moltissima acqua senza reintegrare i sali, in casi estremi, può addirittura causare un calo pericoloso del sodio nel sangue. Per scegliere cosa mettere nello zaino potete leggere i nostri consigli su cosa mangiare prima di un trekking, durante e dopo.

Dove trovare acqua lungo il sentiero

Le fonti d’acqua non sono uguali dappertutto. Nelle montagne di roccia calcarea, come le Grigne, il Resegone e gran parte delle prealpi lombarde, l’acqua piovana si infiltra nelle fessure della roccia e le sorgenti in quota sono poche, a fine estate spesso asciutte. Prima di partire verificate fontane e rifugi aperti lungo il percorso, e in caso di dubbio portate tutta l’acqua necessaria dalla partenza.

Torrenti e ruscelli sembrano limpidi, ma a valle di pascoli e alpeggi l’acqua può essere contaminata da batteri e parassiti: se pensate di usarla, portate un filtro o delle pastiglie potabilizzanti.

Riconoscere i disturbi da calore

Crampi, mal di testa, nausea, debolezza e sudorazione abbondante sono i segnali dell’esaurimento da calore: fermatevi all’ombra, bevete acqua con sali, bagnate testa e collo e riprendete solo quando vi sentite davvero bene, valutando di accorciare il giro. Se invece compaiono confusione, comportamenti strani, pelle molto calda e arrossata, il problema può essere un colpo di calore. È un’emergenza: chiamate subito il 112 e nel frattempo raffreddate la persona il più possibile. Qui trovate cosa sapere su come funziona il soccorso alpino in caso di incidente.

Come vestirsi per un trekking estivo

Anche d’estate in montagna vale la regola degli strati. Come primo strato scegliete una maglia in tessuto sintetico o lana merino, non in cotone: il cotone si impregna di sudore e si asciuga lentamente, e in vetta con un po’ di vento quella maglia bagnata vi farà raffreddare in pochi minuti. Pantaloni leggeri lunghi o convertibili proteggono da sole, erba alta, ortiche e zecche più dei pantaloncini.

Nello zaino non devono mai mancare una giacca impermeabile e uno strato caldo leggero, come un pile o un piumino sottile. Durante un temporale in quota la temperatura può scendere di 10-15 gradi in pochi minuti, con pioggia, vento e a volte grandine. Sopra i 2.500-3.000 metri, anche in agosto, può nevicare.

Scarpe e nevai di inizio estate

Per le calzature il trekking estivo impone un compromesso. Le scarpe con membrana impermeabile tengono asciutto il piede sotto la pioggia, ma con temperature alte lo fanno sudare di più, e il piede umido è la prima causa di vesciche. Sui sentieri facili e con meteo stabile una scarpa traspirante con buona suola è spesso la scelta più comoda; su ghiaioni, pietraie e terreni sconnessi resta preferibile uno scarpone con collo alto e suola rigida.

A inizio estate, tra giugno e metà luglio, sui versanti nord e nei canali sopra i 2.000 metri resistono spesso dei nevai residui. Al mattino la neve è dura e scivolosa, e attraversarli senza attrezzatura è una causa frequente di incidenti: valutate l’attraversamento con attenzione, usate i bastoncini e, se il percorso li prevede, portate dei ramponcini. Qui spieghiamo perché è importante usare i bastoncini da trekking.

Temporali in montagna: come prevederli e cosa fare

I temporali estivi in montagna sono quasi sempre di origine convettiva: durante la mattina il sole scalda i pendii, l’aria calda e umida sale, si raffredda e condensa formando cumuli. Se l’atmosfera è instabile, i cumuli crescono in verticale fino a diventare cumulonembi, le nubi temporalesche, di solito tra le 13 e le 18. Per questo la stessa giornata può essere perfetta fino a mezzogiorno e pericolosa due ore dopo.

I segnali da osservare sono abbastanza riconoscibili. Se già alle 10-11 si vedono cumuli che si sviluppano rapidamente verso l’alto, con la forma a “cavolfiore”, è probabile che il temporale arrivi presto. Quando la cima della nube si allarga a incudine, il temporale è già maturo. Prima di partire leggete i bollettini meteo per la montagna, facendo attenzione non solo alla probabilità di temporali ma anche all’orario previsto.

Un metodo pratico per capire la distanza di un temporale: contate i secondi tra il lampo e il tuono e dividete per tre, ottenendo i chilometri. Se passano meno di 30 secondi, il temporale è a meno di 10 km e siete già nella zona in cui i fulmini possono arrivare: è il momento di raggiungere un luogo sicuro. Prima di ripartire aspettate almeno 30 minuti dall’ultimo tuono.

Cosa fare se il temporale vi sorprende

  • Lasciate subito creste, cime e anticime, croci di vetta e tralicci, e allontanatevi dai cavi metallici delle vie ferrate.
  • Evitate alberi isolati, ingressi di grotte e sporgenze di roccia: la corrente del fulmine può scaricarsi lungo le pareti e attraversare chi si ripara sotto.
  • State lontani da canaloni e impluvi: con piogge intense si trasformano rapidamente in corsi d’acqua e possono trascinare sassi e detriti.
  • Se siete in gruppo distanziatevi di qualche metro l’uno dall’altro, così un eventuale fulmine non coinvolge tutti.
  • Se siete allo scoperto, allontanate i bastoncini e gli oggetti metallici, accovacciatevi con i piedi uniti, possibilmente sopra lo zaino o un materassino, senza sdraiarvi a terra.
  • Rifugi, edifici e automobili sono i ripari più sicuri; anche un bivacco in lamiera protegge, a patto di non toccare le pareti.

Le altre insidie dell’estate: zecche, vipere e pascoli

Le zecche sono più attive da primavera all’autunno nei prati, nei boschi e lungo i sentieri con erba alta, soprattutto sotto i 1.500 metri. Dopo l’escursione controllate bene la pelle, in particolare dietro le ginocchia, sull’inguine, sotto le ascelle e sul cuoio capelluto. Se ne trovate una, toglietela il prima possibile con una pinzetta, afferrandola vicino alla pelle e tirando con decisione, senza usare olio, alcol o calore. Nelle settimane successive tenete d’occhio la zona: un arrossamento che si allarga o febbre vanno segnalati al medico. In alcune zone del Nord-Est è diffusa anche l’encefalite da zecca, per cui esiste un vaccino.

Le vipere non sono aggressive e tendono ad allontanarsi quando sentono arrivare qualcuno. Fate attenzione a dove mettete mani e piedi su sassaie e muretti assolati, soprattutto nelle ore calde. In caso di morso mantenete la calma, tenete ferma la parte colpita, togliete anelli e oggetti stretti e chiamate il 112: niente lacci, tagli o tentativi di succhiare il veleno.

D’estate gli alpeggi sono pieni di animali al pascolo. Le mucche con i vitelli possono diventare nervose se ci si avvicina troppo, soprattutto in presenza di cani: passate a distanza e senza movimenti bruschi. Le greggi sono spesso sorvegliate da cani da guardiania, come i pastori maremmani, che hanno il compito di difenderle: fermatevi, non fissateli, non agitate i bastoncini e aggirate il gregge a largo. Se camminate con il vostro cane, leggete anche i nostri consigli sul trekking con il cane.

Dove fare trekking d’estate

Le mete ideali per il trekking in montagna d’estate sono quelle che d’inverno sono più difficili o impossibili: i laghi alpini, i giri ad anello sopra i 2.000 metri, le traversate tra rifugi e le cime più alte raggiungibili senza attrezzatura alpinistica. L’estate è anche la stagione perfetta per i trekking di più giorni, con il pernottamento in rifugio che permette di partire presto e di stare in quota nelle ore migliori: per lo zaino potete seguire la nostra guida alle attrezzature da trekking per i rifugi.

Con l’arrivo della prossima estate aggiorneremo questo articolo con una selezione di itinerari e viaggi in montagna adatti alla stagione. Nel frattempo potete scoprire i nostri trekking organizzati e camminare con noi in gruppo.

gruppo di escursionisti su un sentiero erboso in estate

Domande frequenti

Qual è l’orario migliore per fare trekking d’estate?

Il mattino presto: fa più fresco e i temporali estivi si formano in genere nel primo pomeriggio. Organizzatevi per arrivare in vetta entro la tarda mattinata e iniziare la discesa entro mezzogiorno.

Come vestirsi per un trekking estivo in montagna?

A strati: maglia sintetica o in lana merino (non cotone), pantaloni leggeri, cappello e occhiali da sole. Nello zaino tenete sempre una giacca impermeabile e un pile o un piumino leggero, perché in quota la temperatura può calare rapidamente.

Quanta acqua portare per un trekking estivo?

Come indicazione di partenza circa mezzo litro per ogni ora di cammino nelle giornate calde, da adattare a dislivello e fonti d’acqua lungo il percorso. Nelle uscite lunghe aggiungete sali minerali.

Cosa fare se arriva un temporale in montagna?

Lasciate subito creste e cime, allontanatevi da alberi isolati e cavi metallici e cercate riparo in un rifugio o un edificio. Se siete allo scoperto, accovacciatevi con i piedi uniti sopra lo zaino, lontano dai bastoncini.

Quanto fa più fresco in montagna rispetto alla pianura?

In media la temperatura scende di circa 0,6-0,7 °C ogni 100 metri: a 2.000 metri fa in genere 12-14 gradi in meno che in pianura. Sole diretto e assenza di vento, però, aumentano molto la temperatura percepita.