
Il foliage in montagna: cos’è e come nasce lo spettacolo dei colori d’autunno
Tra fine settembre e novembre i versanti delle nostre montagne cambiano volto: i boschi passano dal verde al giallo, all’arancio e al rosso, e un’escursione qualsiasi diventa una camminata dentro un quadro. È il foliage in montagna, uno dei momenti più belli dell’anno per chi ama camminare, ma anche un fenomeno naturale preciso, con una spiegazione chimica e biologica tutt’altro che banale.
In questo articolo vi raccontiamo cos’è il foliage e da dove viene la parola, perché le foglie cambiano colore in autunno e poi cadono, perché certi anni i colori sono più accesi di altri, quali alberi regalano le tinte più belle in montagna e qual è il periodo migliore per vederle. Alla fine trovate qualche consiglio per organizzare un trekking tra i colori d’autunno, le mete che vi consigliamo e, nella sezione domande frequenti, le risposte rapide ai dubbi più comuni.
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Foliage: cos’è e cosa significa la parola
Foliage è una parola inglese che significa semplicemente fogliame, cioè tutte le foglie che rivestono un albero. Nei Paesi anglosassoni, e soprattutto in Nord America, si parla di fall foliage (dove fall è l’autunno) per indicare il cambio di colore dei boschi, un fenomeno così atteso che nel New England o in Canada esistono vere e proprie mappe con l’avanzamento dei colori e un turismo dedicato. Da qualche anno il termine è entrato anche nell’italiano, dove è usato quasi solo in questo senso: dire foliage significa parlare dei colori d’autunno.
Sulla pronuncia si sente di tutto: all’inglese è più o meno «fòuliig», ma in Italia è diffusa anche la lettura alla francese, «foliàge». Più della pronuncia conta capire che cosa succede davvero dentro una foglia quando cambia colore.

Perché le foglie cambiano colore in autunno
Il colore di una foglia dipende dai pigmenti che contiene. Ognuno assorbe una parte della luce e ne riflette un’altra, che è quella che arriva ai nostri occhi. In estate un pigmento domina su tutti gli altri; in autunno, quando la pianta si prepara all’inverno, gli equilibri cambiano e i colori nascosti vengono allo scoperto.
Il verde della clorofilla
La clorofilla è il pigmento che permette alla pianta di fare la fotosintesi, cioè di usare la luce del sole per trasformare acqua e anidride carbonica negli zuccheri che le servono per crescere. Assorbe soprattutto il rosso e il blu e riflette il verde: per questo da aprile a settembre i boschi sono verdi. La clorofilla però è una molecola fragile, che la luce stessa degrada di continuo, e la foglia resta verde solo perché la pianta la produce senza sosta.
Con l’arrivo dell’autunno le ore di luce diminuiscono e l’aria si fa più fredda. Per le latifoglie tenere attiva la “fabbrica” della fotosintesi diventa poco conveniente: la pianta smette di produrre clorofilla e recupera le sostanze preziose contenute nelle foglie, come azoto e fosforo, per immagazzinarle nei rami e nel tronco in vista della primavera. Il verde si spegne a poco a poco e lascia il posto agli altri colori.
Gialli e arancioni: i carotenoidi
I carotenoidi (caroteni e xantofille, gli stessi pigmenti che colorano carote e mais) sono presenti nella foglia tutto l’anno: aiutano la clorofilla a catturare la luce, ma in estate restano coperti dal verde. Quando la clorofilla scompare emergono loro, ed ecco il giallo dorato di betulle, larici e pioppi e l’arancio di molti aceri.
Rossi e viola: gli antociani
Gli antociani funzionano in modo diverso: non sono già presenti nella foglia, ma vengono prodotti proprio in autunno a partire dagli zuccheri rimasti intrappolati. Sono gli stessi pigmenti che colorano mirtilli, uva nera e ciliegie e regalano i rossi accesi e i porpora di sorbi, ciliegi selvatici, scotani e, a terra, dei cespugli di mirtillo. Secondo gli studiosi aiutano la foglia a proteggersi dalla luce intensa e dal freddo mentre la pianta finisce di recuperare i nutrienti.
Il marrone dei tannini
Quando anche carotenoidi e antociani si degradano restano i tannini, sostanze di colore bruno che danno alle foglie di querce e castagni le tipiche tinte cuoio e tabacco della fine dell’autunno.
Perché poi le foglie cadono
Già in primavera, alla base del picciolo, si forma uno strato di cellule chiamato zona di abscissione. In autunno, con le giornate più corte, la pianta riduce la produzione di alcuni ormoni (in particolare le auxine): le cellule di questa zona si allungano e si separano, il collegamento con il ramo si indebolisce e basta un po’ di vento perché la foglia si stacchi. Liberarsi delle foglie permette all’albero di perdere meno acqua durante l’inverno, di consumare meno energia in una specie di letargo e di resistere meglio a neve e tempeste.

Perché alcuni autunni sono più colorati di altri
Chi va in montagna ogni anno lo sa: ci sono autunni spettacolari e altri in cui i boschi passano dal verde al marrone quasi senza sfumature. Il motivo è il meteo delle settimane in cui avviene il cambio di colore.
- Giornate di sole: le foglie continuano a produrre zuccheri con la clorofilla rimasta, e più zuccheri significano più antociani, quindi più rosso.
- Notti fresche ma sopra lo zero: il freddo accelera la scomparsa del verde e, finché non gela, favorisce i rossi. Una gelata forte e precoce, invece, “brucia” le foglie, che diventano marroni e cadono in fretta.
- Clima asciutto ma non troppo: un autunno un po’ secco concentra gli zuccheri nelle foglie, mentre una siccità prolungata in estate stressa le piante e anticipa la caduta.
- Pioggia e vento: lunghi periodi di maltempo spogliano i rami prima che i colori raggiungano il massimo.
Il foliage perfetto arriva quindi con un autunno stabile, fatto di giornate limpide e notti fresche: in montagna capita spesso a ottobre, con l’alta pressione e l’aria tersa che rende i colori ancora più brillanti.

Gli alberi del foliage in montagna
In un bosco misto ogni specie cambia colore in tempi e modi diversi, ed è questo a creare il mosaico tipico dei versanti autunnali. Ecco gli alberi che incontrerete più spesso lungo i sentieri delle Alpi e delle Prealpi:
- Larice: l’unica conifera dei nostri boschi che perde gli aghi in inverno. In autunno diventa giallo oro e poi arancio ramato, e i lariceti d’alta quota sono forse lo spettacolo più bello del foliage alpino.
- Faggio: domina i boschi di media montagna e passa dal giallo all’arancio e al rame, con faggete che sembrano accendersi quando le colpisce il sole.
- Betulla: giallo limpido, con il tronco bianco che crea contrasti bellissimi.
- Acero: a seconda della specie giallo intenso, arancio o rosso; l’acero di monte colora i valloni e i pascoli alberati.
- Sorbo degli uccellatori: foglie rosse e grappoli di bacche arancioni, spesso al limite del bosco.
- Castagno e rovere: nei boschi delle quote più basse virano al giallo bruno e al color cuoio.
- Mirtillo e rododendro: sopra il limite del bosco i cespugli di mirtillo tingono di rosso interi pendii, regalando foliage anche dove gli alberi non ci sono più.
Ad accompagnare tutti questi colori c’è il verde scuro di abeti rossi, abeti bianchi e pini, che restano sempreverdi e fanno risaltare ancora di più gialli e rossi.

Quando vedere il foliage in montagna: il periodo migliore
Non esiste una data fissa: il foliage dipende dalla quota, dall’esposizione dei versanti e dal meteo di ogni singolo anno. La regola generale è che i colori partono dall’alto e scendono a valle con il passare delle settimane. Come indicazione di massima, sulle Alpi e sulle Prealpi lombarde:
- sopra i 1.500-1.800 metri i primi colori, soprattutto di mirtilli e larici, compaiono già tra fine settembre e inizio ottobre;
- i lariceti e le faggete di media montagna danno il meglio in genere nella seconda metà di ottobre;
- i boschi delle quote più basse e quelli affacciati sui laghi si colorano tra fine ottobre e metà novembre.
Il picco in un singolo luogo dura di solito una o due settimane: un temporale con vento forte può chiudere la stagione in un giorno, mentre un autunno mite può allungarla. Per non sbagliare, nei giorni prima dell’uscita conviene guardare le foto recenti della zona e le webcam dei rifugi e dei comprensori.

Consigli per un trekking nel foliage
Camminare in autunno è un piacere, ma la stagione ha qualche particolarità di cui tenere conto quando si prepara l’escursione.
- Giornate corte: a ottobre il sole tramonta presto e in fondo alle valli la luce cala ancora prima. Partite presto, calcolate bene i tempi del rientro e tenete sempre una frontale nello zaino.
- Abbigliamento a strati: al mattino può fare freddo, anche sotto zero in quota, mentre a mezzogiorno al sole si sta in maglietta. Un pile leggero, un guscio antivento, guanti e berretto non occupano spazio.
- Foglie bagnate: sui sentieri di bosco coprono sassi e radici e possono essere scivolose, soprattutto in discesa. Scarponi con una buona suola e bastoncini aiutano molto.
- Luce per le foto: i colori rendono al meglio con il sole basso del mattino e del tardo pomeriggio, e in controluce le foglie sembrano illuminarsi. Anche una giornata velata o una nebbiolina che si dirada sanno regalare atmosfere bellissime.
- Rifugi e servizi: molti rifugi chiudono a fine settembre o aprono solo nei fine settimana. Verificate prima e portate con voi acqua e pranzo al sacco.

Dove vedere il foliage: le mete che vi consigliamo
Ecco sei escursioni che abbiamo percorso e che in autunno danno il meglio di sé. Le abbiamo messe in ordine di quota, dalla più alta alla più bassa: così potete seguire il foliage mentre scende verso valle, partendo dai larici di inizio ottobre fino ai boschi affacciati sul lago di novembre. Per ognuna trovate i dati principali e il link alla guida completa con l’itinerario.
Alpe Devero e Lago delle Streghe
Per i larici non c’è posto migliore. L’Alpe Devero, nel Verbano-Cusio-Ossola, è un grande pianoro a oltre 1.600 metri punteggiato di baite e piccoli borghi e circondato da lariceti che in autunno si accendono di giallo e arancio sotto le cime già imbiancate. L’anello tocca Crampiolo, il Lago delle Streghe e il lago di Devero: 14,3 km, 500 m di dislivello, circa 5 ore, difficoltà media ma su sentieri sempre ampi. Il periodo migliore è in genere la prima metà di ottobre. Tutti i dettagli nella guida Alpe Devero: escursione al Lago delle Streghe.

Zucco di Sileggio sopra Mandello del Lario
Lo Zucco di Sileggio (1.368 m) si raggiunge da Mandello del Lario passando per Santa Maria sopra Olcio, salendo tra boschi di latifoglie che in autunno si colorano proprio sotto le pareti calcaree della Grignetta e del Grignone. Dalla cima lo sguardo spazia su tutto il ramo di Lecco del lago di Como. Sono 7,8 km con 1.035 m di dislivello, circa 4 ore: un dislivello importante, adatto a chi ha un po’ di allenamento. Itinerario completo nella guida allo Zucco di Sileggio.

Monte Zucco da San Pellegrino Terme
In Val Brembana il Monte Zucco (1.232 m) parte direttamente da San Pellegrino Terme e sale attraverso boschi di faggi, che nella seconda metà di ottobre virano al rame. Dalla vetta il panorama si apre sulle Orobie e sulla valle. Il giro è di 7,6 km con 830 m di dislivello, circa 3 ore e mezza, difficoltà media. Trovate la descrizione nella guida al Monte Zucco.

Monte Panigas e Monte Puscio nel Triangolo Lariano
Nel cuore del Triangolo Lariano, sopra Erba, il Monte Panigas e il Monte Puscio (1.141 m) sono due cime boscose collegate da un anello che attraversa boschi e prati, con il rientro dalla grotta del Piombo. In autunno i versanti diventano un mosaico di gialli e bruni, con vista sulle montagne tra i due rami del lago di Como e sulle Prealpi lecchesi. Sono 12,9 km e 900 m di dislivello, circa 4 ore e mezza. Tutte le informazioni nella guida al Monte Panigas.

Sentiero del Viandante da Lierna a Varenna
Il Sentiero del Viandante corre a mezza costa sulla sponda orientale del lago di Como. La tappa da Lierna a Varenna sale fino a circa 1.000 metri passando per Ortanella e la chiesa di San Pietro, alternando boschi e borghi in pietra con il lago sempre sotto di voi. Qui i colori arrivano più tardi, tra fine ottobre e novembre, quando in quota la stagione è già finita. Sono 10,7 km con 880 m di dislivello, circa 5 ore. Itinerario nella guida al Sentiero del Viandante da Lierna a Varenna.

Faro Voltiano di Brunate da Como
Il più vicino alla città: da Como si sale a piedi a Brunate per la via delle Scalette e si prosegue fino al Faro Voltiano di San Maurizio, con il primo bacino del lago ai vostri piedi. Lungo il sentiero arbusti e alberi dei giardini si tingono di rosso e arancio fino a novembre inoltrato, ed è l’idea giusta per un’uscita breve anche nelle giornate più corte. Il giro è di 9,6 km con 750 m di dislivello, circa 4 ore, e si può accorciare scendendo con la funicolare. Dettagli nella guida al Faro Voltiano di Brunate.

Domande frequenti
È il cambio di colore delle foglie in autunno, quando i boschi passano dal verde al giallo, all’arancio e al rosso prima che le foglie cadano. La parola è inglese e significa fogliame.
Con le giornate più corte la pianta smette di produrre clorofilla, il pigmento verde. Emergono così i carotenoidi gialli e arancioni già presenti nella foglia, mentre in alcune specie si formano gli antociani, responsabili dei rossi.
Dipende dalla specie e dal meteo. Il giallo viene dai carotenoidi, sempre presenti nella foglia; il rosso dagli antociani, che alcuni alberi producono in autunno soprattutto con giornate di sole e notti fresche.
In quota i primi colori compaiono tra fine settembre e inizio ottobre e poi scendono verso valle. Nei boschi più bassi e vicino ai laghi il foliage arriva tra fine ottobre e novembre.
Sulle Alpi e Prealpi lombarde, in genere la seconda metà di ottobre per lariceti e faggete di media montagna. Ogni anno però il picco cambia in base al meteo, quindi conviene controllare foto e webcam recenti.








