fotografia in montagna con fotocamera su treppiede davanti a un paesaggio innevato

Fotografia in montagna: come fare foto più belle durante un’escursione, con lo smartphone o con la fotocamera

La fotografia in montagna è una passione che quasi ogni escursionista condivide: anche chi non si considera un fotografo, arrivato in vetta, tira fuori il telefono per portarsi a casa quel panorama. Spesso però, riguardando le foto la sera, la delusione è la stessa: le montagne sembrano piccole e lontane, il cielo è bianco, i colori piatti, e quella sensazione di grandezza che si provava lassù non c’è più.

Non è questione di avere l’attrezzatura più costosa. Nella maggior parte dei casi a fare la differenza sono tre cose: la luce in cui si scatta, la composizione e un po’ di attenzione alle condizioni della montagna, che con freddo, umidità e fatica mette alla prova sia le persone sia l’attrezzatura. In questo articolo vi raccontiamo cosa portare nello zaino, come leggere la luce, come rendere davvero la grandezza di un paesaggio e come scattare in sicurezza durante le nostre escursioni.

Se avete fretta, in fondo trovate le risposte alle domande più frequenti sulla fotografia in montagna.

Attrezzatura fotografica: cosa portare in escursione (e cosa lasciare a casa)

Nella fotografia in montagna ogni grammo si sente. La regola d’oro è semplice: la fotocamera migliore è quella che avete a portata di mano quando la luce è giusta. Una reflex con tre obiettivi chiusa in fondo allo zaino scatta meno foto di uno smartphone tenuto in tasca. Prima di caricarvi, chiedetevi che tipo di escursione vi aspetta e che foto volete fare.

Smartphone: più potente di quanto si pensi

Gli smartphone recenti hanno spesso più obiettivi: un grandangolo principale, un ultra grandangolo e, sui modelli di fascia media e alta, un teleobiettivo 2x, 3x o 5x. Usate questi tasti invece di allargare l’immagine con le dita: oltre il valore del teleobiettivo lo zoom diventa digitale e la qualità cala rapidamente. Altri accorgimenti che fanno una grande differenza:

  • Pulite la lente prima di scattare: in tasca si sporca di continuo, e un velo di unto basta a rendere le foto lattiginose e piene di riflessi.
  • Toccate lo schermo sul cielo e abbassate un po’ l’esposizione con il cursore: eviterete i cieli bianchi e bruciati.
  • Attivate la griglia nelle impostazioni della fotocamera per tenere l’orizzonte dritto e comporre meglio.
  • Usate il formato RAW o la modalità professionale, se il telefono li prevede, quando volete poi ritoccare le foto con più margine.

Fotocamera e obiettivi: meglio pochi ma giusti

Per chi porta una fotocamera, le mirrorless hanno reso il corredo molto più leggero delle reflex. Più che il corpo macchina, però, conta la scelta degli obiettivi. Uno zoom standard (circa 24-70 o 24-105 mm equivalenti) copre la maggior parte delle situazioni. Un grandangolo è utile per laghi, rifugi e cieli stellati, mentre un teleobiettivo è l’obiettivo più sottovalutato in montagna. Avvicina le cime lontane, isola un dettaglio della parete e “comprime” le creste una dietro l’altra, creando sovrapposizioni di piani che rendono la profondità del paesaggio. Se dovete sceglierne due, uno zoom standard e un tele leggero sono spesso più utili di un grandangolo spinto.

Come trasportarla senza fermarsi ogni volta

Se la fotocamera è chiusa nello zaino non la userete. Le soluzioni più pratiche sono una clip da spallaccio, che aggancia la fotocamera allo zaino all’altezza del petto, oppure una piccola borsa a tracolla o un marsupio frontale. Gli zaini fotografici da trekking sono comodi per corredi importanti, ma pesano di più e sono pensati soprattutto per chi esce apposta per fotografare. Completano il kit una custodia o un sacchetto impermeabile, un panno in microfibra, una batteria di ricambio e, se volete fotografare all’alba o di notte, un treppiede leggero o un mini treppiede da appoggiare su una roccia.

attrezzatura fotografica e zaino fotografico pronti per un’escursione

La luce nella fotografia in montagna: quando scattare

Nella fotografia in montagna la luce conta più di qualsiasi obiettivo: la stessa vetta fotografata alle 13 e alle 19 sembra un’altra montagna. A mezzogiorno, soprattutto d’estate, il sole è alto: le ombre sono corte, le pareti perdono rilievo e l’aria è spesso velata dall’umidità. Nelle prime ore dopo l’alba e nell’ultima ora prima del tramonto, la cosiddetta ora d’oro, la luce arriva bassa e laterale: disegna le forme delle rocce, scalda i colori e allunga le ombre nelle valli. Nelle Dolomiti è il momento dell’enrosadira, quando le pareti di dolomia si accendono di rosa e arancio.

Dopo il tramonto e prima dell’alba c’è anche l’ora blu, una ventina di minuti in cui il cielo si tinge di blu intenso e le luci dei rifugi e dei paesi in valle si accendono: con un treppiede regala foto molto suggestive. Ricordate che in montagna il sole “sorge” e “tramonta” dietro le creste, quindi in fondo a una valle la luce arriva più tardi e se ne va prima rispetto agli orari ufficiali.

Sfruttare anche il brutto tempo

Per la fotografia in montagna le giornate perfette non sono sempre le più fotogeniche. Le nuvole basse che si aprono dopo un temporale, la nebbia che riempie le valli lasciando fuori le cime, i raggi di sole che filtrano tra le nubi danno alle foto un’atmosfera che il cielo blu non ha. Il cielo coperto, poi, è ideale nei boschi, per le cascate e per i fiori: la luce morbida non crea contrasti troppo forti tra ombre e zone illuminate.

Esposizione: neve, cieli e controluce

Gli esposimetri delle fotocamere e degli smartphone sono tarati per rendere la scena come un grigio medio. Davanti a un pendio innevato o a un ghiacciaio la fotocamera “pensa” che ci sia troppa luce e sottoespone: la neve esce grigia. Per correggere, aumentate l’esposizione di +1 o +2 stop con la compensazione. Al contrario, al tramonto conviene abbassarla per non perdere i colori del cielo.

Un filtro polarizzatore è l’accessorio più utile per la fotografia di paesaggio in montagna: scurisce il cielo, elimina i riflessi sulla superficie dei laghi e rende più saturi i prati. Funziona al massimo con il sole a 90 gradi rispetto alla direzione in cui inquadrate; in alta quota, dove il cielo è già molto scuro, e con i grandangoli spinti va usato con moderazione per evitare cieli quasi neri o macchiati.

Grigne al tramonto dal monte Grona

Composizione: come far sembrare le montagne grandi nelle vostre foto

Il motivo per cui le montagne in foto sembrano piccole è quasi sempre lo stesso: si inquadra tutto con il grandangolo, che allontana gli oggetti distanti. Una cima che a occhio domina l’orizzonte, con un grandangolo diventa una piccola punta in fondo all’immagine. Le soluzioni sono due: avvicinare la montagna con il teleobiettivo, oppure, se volete usare il grandangolo, riempire il primo piano.

  • Primo piano: un masso, un cespuglio di rododendri, una genziana o una croce di vetta in primo piano danno profondità e accompagnano lo sguardo verso le cime sullo sfondo.
  • Linee guida: il sentiero che serpeggia, un torrente, una cresta o un muretto a secco portano l’occhio dentro la foto. Se partono da un angolo dell’inquadratura funzionano ancora meglio.
  • Una persona per la scala: un escursionista piccolo sulla cresta o lungo il sentiero fa capire in un istante quanto sia grande il paesaggio. Una giacca rossa o gialla risalta sul verde e sul grigio della roccia.
  • Regola dei terzi: posizionate l’orizzonte su una delle linee della griglia, non al centro, e dedicate più spazio al cielo se è interessante o alla terra se il cielo è vuoto.

Riflessi sui laghi alpini

Per le foto con le cime riflesse nei laghi il momento giusto è il primo mattino: l’aria è ferma e la superficie dell’acqua è uno specchio. Già a metà mattina la brezza che risale le valli increspa l’acqua e il riflesso scompare. Per allargarlo abbassatevi il più possibile verso la riva: la superficie riflessa sarà più ampia. Se c’è un sasso o una zona d’acqua limpida usatelo come primo piano.

cime innevate riflesse nel Lago Saoseo

Le foto di gruppo in escursione

Durante le nostre escursioni le foto più belle sono spesso quelle spontanee. Invece della classica foto tutti in fila, provate a scattare mentre il gruppo cammina. anticipate il gruppo di qualche decina di metri lungo il sentiero, mettetevi di lato o un po’ più in alto e lasciate che le persone entrino nell’inquadratura, magari con la cresta o la valle alle spalle. Per la foto ricordo in vetta, mettete il gruppo con il sole di lato o alle spalle del fotografo, mai in pieno controluce, e usate l’autoscatto appoggiando il telefono su un sasso o su un mini treppiede.

escursionisti sul sentiero lungo la cresta erbosa del Seceda

Fotografia in montagna con il freddo: batterie, condensa e umidità

Le batterie al litio di fotocamere e smartphone soffrono il freddo: sotto lo zero la reazione chimica rallenta e la batteria può sembrare scarica anche se non lo è. Non è un danno permanente: una volta scaldata, recupera buona parte della carica. Per questo è utile tenere telefono e batterie di riserva in una tasca interna, vicino al corpo, e tirarli fuori solo al momento di scattare. Nelle uscite lunghe portate un power bank. Qui trovate altri consigli per risparmiare la batteria dello smartphone durante il trekking.

Il problema meno conosciuto è la condensa. Quando dal freddo esterno entrate nel caldo di un rifugio o di un’auto, l’umidità dell’aria si deposita sulla fotocamera fredda, sulle lenti e talvolta anche all’interno dell’obiettivo. Prima di entrare chiudete la fotocamera in un sacchetto ermetico o nello zaino e lasciatela scaldare lentamente, senza aprirla per una mezz’ora. Qualche bustina di gel di silice nella borsa aiuta ad assorbire l’umidità residua. Con pioggia e neve, invece, bastano una custodia antipioggia o un semplice sacchetto e un panno asciutto per le lenti.

In inverno, infine, i guanti sono un ostacolo per lo schermo del telefono e per i comandi della fotocamera: esistono guanti sottili compatibili con il touch screen, da indossare sotto quelli più pesanti.

Fotografare in montagna in sicurezza e nel rispetto della natura

La regola più importante è anche la più banale, ma è la causa di molti incidenti: non si fotografa camminando. Quando volete fare una foto, fermatevi in un punto sicuro, lontano dal bordo, e solo allora guardate lo schermo. Evitate di arretrare per allargare l’inquadratura su creste, sentieri esposti o vicino a salti di roccia, e lasciate perdere i selfie in posizioni precarie: nessuna foto vale il rischio. In gruppo, avvisate chi vi segue prima di fermarvi su un sentiero stretto.

Con la fauna selvatica, camosci, stambecchi e marmotte, la distanza è fondamentale: il teleobiettivo serve proprio a non doversi avvicinare. Non inseguite gli animali, non lasciate cibo per attirarli e prestate particolare attenzione nel periodo dei piccoli, tra primavera e inizio estate. Anche per un’inquadratura, non calpestate i prati fioriti e restate sul sentiero: piccoli gesti che valgono quanto quelli che raccontiamo nel nostro articolo sull’eco trekking.

Se usate un drone, informatevi prima: in Italia il volo è regolato da norme precise, che prevedono tra l’altro la registrazione dell’operatore, e nei parchi nazionali e in molte aree protette il sorvolo è vietato o soggetto ad autorizzazione. Ricordate anche che il ronzio di un drone disturba sia gli animali sia gli altri escursionisti.

Dopo l’escursione: selezionare, ritoccare e condividere

Nella fotografia in montagna il lavoro non finisce in vetta. Appena tornati a casa fate subito un backup delle foto: le schede di memoria e i telefoni si perdono e si rompono, e le foto di un viaggio non si possono rifare. Poi selezionate senza pietà: tra dieci scatti simili tenete il migliore, il risultato sarà molto più efficace.

Per il ritocco bastano app gratuite come Snapseed o la versione mobile di Lightroom. Raddrizzate l’orizzonte, ritagliate per eliminare ciò che disturba, recuperate le luci del cielo e le ombre del primo piano, e aggiungete un po’ di contrasto. Con la saturazione andateci piano: un prato verde fluorescente e un cielo blu elettrico si riconoscono subito come foto “esagerate”. Se pubblicate su Instagram, il formato verticale 4:5 è quello che occupa più spazio sullo schermo.

Le foto più belle sono quelle che raccontano una giornata vissuta insieme: se partecipate ai nostri trekking organizzati, condividete i vostri scatti taggando @_le_montagne. E se amate i colori dell’autunno, leggete anche il nostro articolo sul foliage in montagna, la stagione preferita da molti fotografi.

lago di Como al tramonto

Domande frequenti

Quale obiettivo usare per fotografare in montagna?

Uno zoom standard (circa 24-70 o 24-105 mm) copre quasi tutte le situazioni. Un teleobiettivo è utilissimo per avvicinare le cime lontane e fotografare gli animali, mentre il grandangolo serve per laghi, rifugi e cieli stellati.

Si possono fare belle foto in montagna con lo smartphone?

Sì: gli smartphone recenti danno ottimi risultati con buona luce. Pulite la lente, usate il teleobiettivo integrato invece dello zoom digitale e abbassate un po’ l’esposizione per non bruciare il cielo.

Qual è l’orario migliore per fotografare in montagna?

Le ore dopo l’alba e prima del tramonto, quando la luce è bassa e calda e disegna il rilievo delle montagne. A mezzogiorno la luce è dura e piatta, soprattutto in estate.

Perché la neve nelle foto viene grigia?

Perché l’esposimetro tende a rendere la scena come un grigio medio e sottoespone le superfici molto chiare. Per avere una neve bianca aumentate l’esposizione di 1 o 2 stop.

Come proteggere la batteria della fotocamera dal freddo?

Tenete telefono e batterie di riserva in una tasca interna, vicino al corpo, e tirateli fuori solo per scattare. Una batteria fredda recupera gran parte della carica una volta scaldata.